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Tatuaggi a Napoli, stili e percorsi: il Neotraditional di Maurizio Gobbo – Parte 2

Nella prima parte di questa intervista abbiamo parlato di contesto, di formazione e di cosa significhi costruire uno stile riconoscibile lavorando in uno studio tatuaggi a Napoli, una città tutt’altro che semplice dal punto di vista culturale e artistico.

In questa seconda parte entriamo più a fondo nel percorso personale, nel valore dell’ambiente di lavoro e in cosa significhi oggi scegliere davvero il tatuaggio come mestiere.

Sempre insieme al nostro Maurizio Gobbo, co-fondatore del Family Addiction Tattoo Collective.

Quella semplicità, unita alle tecniche apprese nel tempo, ha fatto sì che il mio stile diventasse riconoscibile. Senza forzature.

Riconoscibili senza diventare rigidi

Maurizio Gobbo Neotraditional Tattoo - Family Addiction Tattoo Magazine

Instagram @maurizio_gobbo

Pur avendo uno stile ben definito, Maurizio è considerato un tatuatore estremamente versatile. Ma come si fa a restare riconoscibili senza diventare ripetitivi?

«Paradossalmente, questo step è scattato quando ho smesso di cercarlo. Nei primi anni desideravo tantissimo essere riconoscibile, guardavo soprattutto i colleghi internazionali e finivo per mescolare aspetti di un artista con quelli di un altro.»

Un passaggio che molti tatuatori attraversano, soprattutto all’inizio.

«Quando non riuscivo a trovare la mia identità, ho iniziato semplicemente a fare quello che potevo fare da solo, con le mie forze e le mie conoscenze. Pensavo fosse una strategia “a buon mercato”, perché stavo mettendo “solo” del mio.»

Ed è proprio lì che qualcosa cambia.

«Quella semplicità, unita alle tecniche apprese nel tempo, ha fatto sì che il mio stile diventasse riconoscibile. Senza forzature.»

Un concetto chiave, soprattutto in una scena complessa come quella dei tatuaggi a Napoli, dove il rischio di rincorrere le mode è sempre dietro l’angolo.

Qui si crea un rapporto di amicizia: c’è empatia, battuta, confronto libero. La sofferenza del tatuaggio, le ore sulla poltrona… passano in secondo piano.

Uno studio non è solo la somma degli artisti

In uno studio con più resident, stili e linguaggi diversi, qual è il vero valore aggiunto per chi vuole tatuarsi a Napoli senza compromessi?

«Partiamo da una cosa scontata, ma che vale la pena dire ad alta voce: al Family Addiction, siamo fortissimi. Tutti. Ognuno al top nel proprio stile.»

Ma non è solo una questione tecnica.

Maurizio Gobbo Neotraditional Tattoo - Family Addiction Tattoo Magazine

Instagram @maurizio_gobbo

«Quello che gioca davvero a nostro favore è l’ambiente. Come il cliente vive l’esperienza all’interno dello studio.»

Una parola abusata nel settore, quella di “esperienza”, ma che qui assume un significato concreto.

«Tutti dicono: “da noi è un’esperienza”. Ok. Ma al Family Addiction lo è davvero. E non lo diciamo noi: lo dicono le recensioni.»

Il tempo condiviso fa la differenza.

«Passiamo tante ore insieme ai clienti. Qui si crea un rapporto di amicizia: c’è empatia, battuta, confronto libero. La sofferenza del tatuaggio, le ore sulla poltrona… passano in secondo piano.»

Ed è questo che, alla lunga, distingue davvero un miglior studio di tatuaggi a Napoli da uno semplicemente “ok”.

Non mi piace la parola ossessione… ma in realtà è proprio la parola giusta.

Tatuarsi oggi: un mestiere, non un ripiego

Chiudiamo con una domanda diretta, rivolta a chi oggi guarda al mondo del tatuaggio come possibile futuro professionale.

«Noi abbiamo creduto fortemente nella Academy, quindi ti rispondo in modo secco con le stesse parole che dico in classe: l’approccio a questo mestiere deve cambiare. La mia generazione ha scelto questo lavoro quando non era affatto in auge e ha sofferto tantissimo per ottenere risultati. Oggi gli strumenti ci sono tutti, ma bisogna guardarsi dentro.»

Il punto non è la visibilità.

«Bisogna capire se si vuole davvero fare il tatuatore come sogno di vita, non come alternativa comoda o ripiego lucrativo. È un mestiere che richiede obiettivi altissimi, difficili, non adatti a chi cerca qualcosa di trendy e sdoganato. Non mi piace la parola ossessione… ma in realtà è proprio la parola giusta.»

Chiudiamo qui

Abbiamo raccontato uno stile, ma soprattutto il percorso di un Artista, senza scorciatoie e senza compromessi.

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