Nella prima parte di questa intervista a Davide, abbiamo parlato di fiducia, tradizione e composizione, cercando di capire cosa significhi portare il tatuaggio giapponese a Napoli con consapevolezza e rispetto.
In questa seconda parte entriamo nel rapporto con lo studio e riporteremo dei consigli per chi sogna di fare questo mestiere.
Contaminazione o coerenza?

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Lavorare in un grande studio di tatuaggi a Napoli, con un largo roster di artisti specializzati in stili diversi, può creare contaminazioni interessanti. Hai assorbito qualcosa dai colleghi o tendi ad evitare questo tipo di “contaminazioni”?
«Io nasco dalle contaminazioni. Amo ogni stile del tatuaggio. Essere parte di questa realtà è sempre stato istruttivo, ma anche difficile. Nei primi periodi qui ho avvertito spesso il peso di non essere abbastanza. Però il mio lato competitivo mi ha sempre spinto a prendere il meglio dalle persone che mi circondano e farlo mio.»
Chi lavora in uno studio tatuaggi a Napoli con identità forti e linguaggi diversi sa che il confronto è quotidiano.
La contaminazione non è necessariamente una perdita di coerenza. Può diventare uno stimolo. Nel caso di Davide, non si traduce in una fusione stilistica casuale, ma in un processo di crescita personale. Il confronto con colleghi specializzati in altri linguaggi non snatura il tatuaggio giapponese, ma rafforza la consapevolezza tecnica e progettuale.
E forse è proprio questo uno dei vantaggi di lavorare in uno studio strutturato: non isolarsi, ma misurarsi costantemente con standard altissimi.
La tecnica si può insegnare e imparare, ma sta alla dedizione di ognuno creare qualcosa che porti dentro anche una parte di sé
Scegliere un tatuaggio giapponese a Napoli: cosa valutare davvero
Se una persona oggi desidera un tatuaggio giapponese a Napoli, quali sono secondo te le cose fondamentali che dovrebbe valutare prima di scegliere a chi affidarsi?
«Se fossi nei panni del cliente, valuterei prima di tutto il percorso del tatuatore: il numero di lavori mostrati, la qualità, la coerenza stilistica. Ma soprattutto valuterei la persona. È un aspetto che spesso si sottovaluta, ma porterete con voi una parte del vostro tatuatore per sempre. Avere un bel ricordo anche umano, per me, è fondamentale.»
Diventare tatuatore oggi: tra tecnica e identità
Davide, per concludere la domanda di rito: cosa consiglieresti a un giovane artista che vuole approcciarsi al mestiere del tatuatore nel 2026?
«Quando parlo di questo argomento penso sempre a me qualche anno fa, da solo in una stanza a disegnare giorno e notte per poter emergere e realizzare il mio sogno: diventare un buon tatuatore. In questo lavoro serve passione, amore per quello che si fa e la capacità di trasmetterlo. La tecnica si può insegnare e imparare, ma sta alla dedizione di ognuno creare qualcosa che porti dentro anche una parte di sé.»
Il tatuaggio giapponese, in particolare, richiede studio, disciplina e continuità. Non è uno stile che si improvvisa, né un linguaggio che si apprende in pochi mesi.
La tecnica si insegna, la passione e l’abnegazione invece, devono scaturire da dentro.
Nel mondo del tatuaggio a Napoli, come in tanti altri mestieri, ciò che resta nel tempo non è solo il progetto in sé, ma la serietà del percorso.
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Il tatuaggio giapponese a Napoli è un linguaggio che richiede studio, fiducia e visione a lungo termine.
Se vi siete persi la prima parte dell’intervista a Davide Senatore, vi consigliamo di recuperarla per avere il quadro completo del suo percorso!